Le parti sociali, i “garanti” della dinamica retributiva.San Marino e la dinamica salariale: scala mobile, MPR e contrattazione collettiva

Come non di rado accade in numerosi ambiti evolutivi dell’ordinamento giuridico, a San Marino l’abolizione della scala mobile ha preceduto, seppure di un solo anno, l’estinzione dell’omonimo istituto italiano, soppresso nel 1992. Il posto del meccanismo di indicizzazione automatica di stipendi e salari fu preso, per qualche anno, da un sistema di adeguamento retributivo pressoché identico a quello scaturito in Italia dallo storico accordo del 1993. La formula in questione, denominata MPR (Meccanismo di Programmazione delle Retribuzioni), aveva il triplice pregio di rompere con i preesistenti automatismi retributivi, di iniziare a conferire alle parti sociali quel ruolo di “autorità salariali” prima oscurato dalla scala mobile, e di spostare gradualmente sul terreno della contrattazione collettiva il fulcro della definizione dei trattamenti economici. Anche sul Titano, dunque, si aprì l’era della “copertura negoziata” dal caro-vita, con le parti sociali intente ad allineare in sede di contrattazione le retribuzioni all’inflazione programmata, mutuata dal Dpef italiano, e a compararla a quella reale all’interno di una trattativa che ogni due anni le vedeva riunite per il calcolo consuntivo dell’eventuale scostamento registrato e per la determinazione del relativo conguaglio da riconoscere ai lavoratori. 

In sintesi, una volta liquidato il meccanismo automatico di copertura, anche a San Marino organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori cominciarono ad appropriarsi del ruolo di “garanti” della dinamica salariale, all’interno di una nuova visione contrattuale in cui la tutela dall’inflazione si era trasformata in un obiettivo strategico comune da perseguire attraverso forme, ancora acerbe ma efficaci, di negoziazione. Tuttavia anche per questo sistema “intermedio” di adeguamento retributivo giunse ben presto l’età del pensionamento, per la verità alquanto precoce. Il MPR venne infatti gradualmente abbandonato in tutti i settori, e questo perché, pur differenziandosi dalla scala mobile, espropriava in misura ancora troppo elevata le parti sociali da una contrattazione collettiva vera e propria e sacrificava, nell’ottica di una logica preminente di preservazione dei salari dagli effetti dell’inflazione, il riconoscimento degli incrementi legati alla valorizzazione delle professionalità e delle mansioni. 

In poche parole, con la sua natura di meccanismo “semi-automatico”, il MPR sostanziava ancora un inutile retaggio del passato. Come tale, quindi, un anacronismo bandito da tutte le economie più evolute. E così avvenne anche sul Titano. Dalla fine degli Anni ’90 (si veda il contratto collettivo dell’industria valido per il triennio 1999-2000), la tutela del potere d’acquisto dei salari ricadde pertanto in toto sotto la “giurisdizione” della contrattazione collettiva. Cambia di… continua

Estratto da SANMARINOWEB

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