La scala mobile: da meccanismo di tutela a generatore di inflazione.

LE ORIGINI. In Italia l’indennità di contingenza fu varata nell’immediato dopoguerra come un vero e proprio strumento di unità sociale e nazionale. Creato con lo storico accordo del 23 giugno 1944 per la sola provincia di Milano, l’istituto fu infatti fortemente voluto dal sindacato per proteggere i salari dall’imponente inflazione dell’epoca (i beni di consumo erano cresciuti del 775,2% tra il 1943 e il 1945), mentre la Confindustria lo accettò di buon grado pur di prevenire e blandire le tensioni e i conflitti sociali che sarebbero potuti derivare da un eccessivo impoverimento delle “masse lavoratrici”. Successivamente estesa, con l’accordo del 6 dicembre 1946, a tutta l’Italia settentrionale, l’indennità fu poi applicata all’industria su scala nazionale con un’intesa ad hoc, siglata il 23 maggio dello stesso anno. Inizialmente calcolata su base provinciale, la scala mobile era uguale per tutte le categorie, con differenze legate al sesso e all’età. 

I PRIMI PASSI. Bloccata nel settembre del 1946, la tutela venne ripristinata con l’accordo del 21 marzo 1951, che apportò radicali trasformazioni all’istituto. In particolare, l’indice del costo della vita venne unificato per tutto il territorio nazionale e venne eguagliato per tutti i lavoratori il numero di scatti maturabili, mentre il “punto di contingenza”, differenziato per qualifica, età e sesso, fu fissato convenzionalmente nella misura dell’1% dei vigenti livelli salariali. 

VERSO L’ASSETTO DEFINITIVO. La fisionomia pressoché definitiva della contingenza emerse però dall’accordo del 15 gennaio 1957, che introdusse importanti modifiche ai meccanismi di funzionamento. La struttura dell’istituto, alla fine degli Anni ’50, può essere riassunta come segue.

L’indennità erogata variava in ragione delle oscillazioni subite da un indice nazionale del costo della vita: tale indice, definito “sindacale”, rilevava l’aumento del costo della vita sulla base delle variazione dei prezzi al consumo dei beni necessari a una famiglia operaia, composta da due adulti e due figli a carico. L’insieme dei consumi tipici di questa famiglia convenzionale costituiva il cosiddetto “paniere di spesa”, nel quale rifluivano esclusivamente merci e beni di consumo popolare. Ogni tre mesi, in 16 città capoluogo di regione veniva calcolato, su rilevazioni ISTAT sottoposte al vaglio di una commissione paritetica, l’importo della somma divenuta necessaria per comprare la stessa quantità di beni corrispondenti al bilancio predeterminato della famiglia operaia tipica. Il rapporto tra la nuova somma e la vecchia indicava la percentuale di aumento del costo della vita, che si riversava automaticamente, con l’effetto definito “scala mobile”, sulla contingenza. Il paniere fissato nel 1958 venne assunto come base 100 di partenza, di modo che, ad ogni 1% di aumento dell’indice sindacale, veniva fatta corrispondere una identica percentuale di aumento delle retribuzioni. Tanto per fare un esempio, nel 1958 per il manovale comune il punto di contingenza era pari a 396 lire mensili, ovvero all’1% della sua paga, e per un impiegato di I livello valeva 948 lire. Vigevano infatti valori eterogenei, differenziati per qualifica e classe di grandezza dell’azienda (soppressi nel 1977), per sesso ed età (aboliti rispettivamente nel 1970 e nel 1971) e per collocazione geografica del luogo di lavoro (cancellati nel 1969 con l’accordo sull’eliminazione delle “gabbie salariali”). Alla fine degli Anni ‘60 un nuovo accordo dispose il conglobamento in busta-paga di 41 dei 46 punti maturati fino ad allora. I 103 punti raggiunti nel ‘74 vennero invece conglobati in busta-paga nel 1980. 

L’UNIFICAZIONE DEL PUNTO DI CONTINGENZA. Il valore del “punto di contingenza” viene rivisto nel 1975, per adeguarlo alla variata evoluzione dei salari e all’impennata subita dai prezzi. Tornando all’esempio del manovale, a fronte di ogni aumento dell’1% del costo della vita, egli avrebbe dovuto percepire, per ottenere adeguata copertura contro l’inflazione, 1.600 lire. Poiché l’indice cresceva proporzionalmente all’aumentare del costo della vita e al tempo aveva raggiunto 252 punti, il citato manovale, ad ogni aumento dell’1% del paniere, percepiva invece 2,52 punti di contingenza, equivalenti, visto che il punto era fermo a 396 lire mensili, a 998 lire. Per ovviare a questa disparità, sindacato e Confindustria condussero una lunga trattativa sfociata nell’accordo del 25/1/1975, passato alla storia come “Accordo Lama-Agnelli”. Con tale intesa si stabilì l’adozione di un punto unico di contingenza uguale per tutti i lavoratori, e di misura pari al valore di quello più alto in vigore (948 lire per un impiegato di I livello), nonché, di fronte all’inflazione crescente (per effetto della crisi petrolifera) l’applicazione di un “punto pesante”, pari a 2,52 volte il punto predeterminato (ovvero 2.389 lire). Si azzerò l’indice, con nuova… continua

Estratto da SANMARINOWEB

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