Quei Principati irriducibili nel negare le informazioni: i paradisi fiscali e la Repubblica di San Marino

Del numeroso elenco Ocse del 2000 dei Paesi non collaborativi, a inizio 2008 ne sono rimasti solo tre: Andorra, Liechtenstein e Monaco. Gli altri o sono stati cancellati d’ufficio dall’Ocse o si sono ufficialmente impegnati a: firmare accordi per lo scambio di informazioni e la trasparenza; non introdurre nuovi regimi o modificare quelli attuali in senso contrario al principio dello scambio di informazioni; eliminare le pratiche fiscali dannose.L’Italia deve farsi parte attiva nei confronti dei Paesi committed e stipulare l’accordo bilateraleOcse se desidera accedere alle informazioni in possesso di quello Stato. La stipula di tali accordi, tra l’altro, viene incontro alla recente evoluzione della normativa italiana. Infatti, la black list persone fisiche (Dm 4 maggio 1999 ai fini dell’articolo 2 bis del Tuir) e quelle ai fini Ires (Dm 23 gennaio 2002 ai fini dell’articolo 110 e Dm 21 novembre 2001 ai fini dell’articolo 167) saranno sostituite da nuove white list, da individuare nei prossimi mesi con apposito decreto ministeriale. In esse confluiranno, per un periodo di cinque anni, oltre ai Paesi già inclusi nella white list attuale (Dm 4 settembre 1996), tutti i Paesi non inclusi nelle attuali black list. Lo scambio di informazioni è il requisito fondamentale ai fini dell’inclusione nella white list ex articolo 110 del Tuir (indeducibilità dei costi sostenuti nei confronti di fornitori residenti in Paesi blacklisted) e il corequisito, insieme al livello di fiscalità locale, per l’inclusione nelle white list ex articolo 167 del Tuir.Con il documento del 2002 (Agreement on exchange of information on tax matters), l’Ocse ha fornito lo strumento fondamentale nella lotta ai paradisi fiscali: il testo e il commentario all’accordo bilaterale o multilaterale tra Stati per lo scambio di informazioni. Scopo dell’accordo è fornire assistenza mediante lo scambio di informazioni utili per la gestione e il rispetto delle normative fiscali di ciascun Paese contraente. Successivamente l’Ocse ha adeguato anche il modello e il commentario, inserendo tra le modifiche del 2005 anche l’aggiornamento all’articolo 26 (scambio di informazioni). In questo modo, i Paesi che negoziano un nuovo trattato contro le doppie imposizioni, successivamente alle modifiche introdotte nel 2005, possono ovviare all’accordo bilaterale Ocse del 2002 inserendo nel testo del trattato il nuovo articolo 26.Nelle attuali black list italiane sono inclusi 10 Stati con i quali l’Italia ha in vigore un trattato bilaterale contro le doppie imposizioni e altri 4 (Giamaica, Kenia, Libano e San Marino) con i quali la … continua con una scheda sui paradisi fiscali sul sito de ILSOLE24ORE

Estratto da ILSOLE24ORE

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